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L’imposta
patriziale non è
obbligatoria, ma non
tutti lo
sanno
Più trasparenza sulle
finanze dei Patriziati
!
Un mio conoscente ha
ricevuto da pagare
un’imposta
patriziale di 40
franchi, e mi ha chiesto
se è
obbligato a pagarla.
Siccome la questione
interessa migliaia di
patrizi e siccome su
questo tema stranamente
vi è
carenza di
informazione un po’ a
tutti i livelli, penso
di fare cosa utile nel
dare una risposta
pubblica, seguita da
qualche riflessione.
Innanzi tutto va detto
che non tutti i
patriziati riscuotono
l’imposta e che tale
imposta
, laddove
richiesta, varia da
patriziato a patriziato.
Presupposto necessario
per riscuotere l’imposta
è che la gestione
corrente del preventivo
di un anno chiuda con un
disavanzo
: quindi i
patriziati ricchi o
quelli poveri che
non fanno il passo più
lungo della gamba non
hanno in genere bisogno
di prelevare un’imposta
e non ne avrebbero
neppure il diritto. In
caso di disavanzo
preventivato, invece,
i patriziati
hanno per legge
quattro possibilità per
far quadrare i conti :
o attingono alla riserva
disponibile in bilancio,
o vendono i loro
beni patrimoniali ( ma
solo in casi
straordinari, e
con un occhio agli
interessi della
comunità), o
“riscuotono” l’imposta
in tutto o in parte
sottoforma di lavoro
comune (se il
regolamento
patriziale lo
prevede) oppure
prelevano per ogni fuoco
patriziale
un’imposta
corrispondente al
fabbisogno scoperto
ripartito in modo uguale
tra i fuochi. Quindi, ad
esempio, se un
patriziato che conta 50
fuochi ha un
fabbisogno di 100'000
franchi l’imposta per
ogni fuoco –
indipendentemente dal
reddito -
ammonterà a 2'000
franchi e se un
patriziato con 500
fuochi ha un fabbisogno
di 10'000 franchi,
l’imposta per ogni fuoco
ammonterà a 20 franchi.
Il
men che si possa
dire è che questa
imposta (al contrario
invece di quella
parrocchiale che è
proporzionale al
reddito) non è molto
sociale.
Ma
va pure aggiunto che
nessuno è obbligato a
pagarla. Difatti
per non essere
assoggettati a questa
imposta basta
comunicare per iscritto
all’ufficio
patriziale che si
intende rinunciare con
effetto immediato allo
stato di patrizio ( da
notare che la rinuncia
non produce effetti per
il coniuge e per i
discendenti ) . Dato che
la decisione di
prelevare un’imposta
avviene all’atto
di
adozione dei
conti preventivi ( cioè
solitamente in dicembre)
è bene che chi desidera
sottrarsi all’obbligo
del pagamento eserciti
il suo diritto di
rinuncia per tempo, cioè
prima dell’approvazione
di questi conti.
Visto anche che
prossimamente si voterà
sull’iniziativa per una
diversa ripartizione dei
canoni d’acqua lanciata
dal Comune di
Frasco, la quale
fra l’altro chiede di
riversare ai patriziati
il 5% dei 40 milioni di
franchi che oggi il
Cantone incassa ogni
anno come concessione
dei produttori
di
energia
elettrica, sarebbe
interessante disporre di
qualche informazione
sulle finanze dei
patriziati e
sapere ad esempio quanti
e quali dei 220
patriziati esistenti
prelevano un’imposta e
quanti rinunciano a
prelevarla pur avendo i
conti in rosso.
Purtroppo la Sezione degli enti locali, alla quale abbiamo
richiesto questi dati,
non ha voluto fornirceli
sia per motivi
di
opportunità e sia
per “la natura delle
informazioni che
si chiede vengano
divulgate liberamente”.
Viva la trasparenza e
viva l’informazione!
Dopotutto il gettito
fiscale dei Comuni
vien pubblicato
sul Foglio ufficiale
: perché dunque
non dimostrare analoga
trasparenza anche per
quanto riguarda le
finanze della lobby dei
patriziati, rendendo
noti pure il numero dei
fuochi
patriziali e dei
patrizi iscritti a
registro ? Ecco un
genere
di
informazioni che
sarebbe utile poter
leggere sul nuovo sito
internet dell’Alleanza
patriziale (www.alleanzapatriziale.ch)
.
L’unica cosa certa è che
l’art. 20 della Legge
organica
patriziale (LOP)
, che consente
ai patriziati di
riscuotere un’imposta,
non deve essere molto
messo in pratica.
Difatti nel volume di
Giovanna Scolari “Il
Patriziato ticinese
: identità,
pratiche sociali,
interventi pubblici”
(edito nel 2003), il
capo della Sezione degli
Enti locali , Mauro De
Lorenzi,
scrive chiaramente che
questo articolo di legge
“non trova a livello
locale alcuna
applicazione” e
aggiunge che “in una
non lontana revisione
parziale della LOP, che
già rientra nei
programmi della SEL, la
questione introiti sarà
oggetto di una
valutazione approfondita
proprio nell’ottica di
assicurare a tutti i
Patriziati un minimo di
risorse finanziarie”.
Si va forse verso
un’imposta obbligatoria
? V’è da chiedersi
perché, se pochi sono i
patriziati in difficoltà
che riscuotono
un’imposta, molti sono
invece quelli che per le
loro necessità fanno
capo al ben più comodo
fondo
di
aiuto
patriziale
(alimentato per metà
dallo Stato e per metà
dai patriziati ricchi,
per un totale di 700'000
franchi all’anno). Non è
un controsenso ? Per
questo ho presentato di
recente al Gran
Consiglio una petizione
(riportata sul sito
www.ilguastafeste.ch)
con la quale si chiede
non già che tale fondo
venga soppresso o
ridotto ma che lo stesso
, sul modello del
contributo di
livellamento in vigore
per i Comuni, sia
alimentato solo dai
patriziati ricchi ( i
quali possono
permettersi di assumersi
un onere maggiore visto
che oltretutto non hanno
neppure necessità di
prelevare imposte) e non
più anche dallo Stato (
che per ogni legislatura
risparmierebbe così
1,4 milioni di franchi
tolti in prevalenza
dalle tasche di
cittadini che patrizi
non sono).
Se
l’iniziativa di
Frasco dovesse
passare, vi sarebbe un
motivo in più per
compiere un simile
passo…
Giorgio
Ghiringhelli,
Losone (patrizio
di
Bellinzona)
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