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Losone,
5 dicembre 2012
il
Tribunale
federale
accoglie il
ricorso del
Guastafeste
contro le nuove
tasse
sull’elettricità
Con
sentenza
del 17 novembre
il
Tribunale
federale ha
accolto il
ricorso che
avevo presentato
contro i nuovi
balzelli
a carico
dei consumatori
di elettricità
introdotti un
paio di anni fa
dal Gran
Consiglio allo
scopo di
garantire anche
in futuro ai
Comuni che non
dispongono di
una propria
azienda
elettrica gli
introiti (circa
40 milioni di
franchi
all’anno) che in
precedenza
venivano versati
dai fornitori di
energia
elettrica in
cambio del
monopolio ( o
della
“privativa”) del
servizio.
Per la
precisione il
Tribunale
federale, con
una maggioranza
di 3 giudici su
5, ha
dichiarato
inammissibile
(per carenza di
motivazioni) la
parte del
ricorso
concernente la
tassa
transitoria che
rimarrà in
vigore fino alla
fine del 2013, e
che fino ad
allora renderà
40 milioni di
franchi all’anno
ai Comuni, ma ha
però accolto
la parte
del ricorso che
chiedeva
l’annullamento
del modello di
tassazione che a
partire dal 2014
avrebbe dovuto
fruttare 35
milioni di
franchi all’anno
ai Comuni.
Un modello
considerato
arbitrario e
dunque
incostituzionale
perché prevedeva
che a pagare la
tassa causale
per l’uso del
suolo pubblico
(2 cts/kWh per i
piccoli
consumatori e
0,5 cts/kWh per
i grossi
consumatori)
fossero i
consumatori
anziché i
gestori di rete
che beneficiano
della
concessione, e
perché prevedeva
per i
consumatori
tariffe
differenziate e
dipendenti dal
consumo di
energia, anziché
una tassa uguale
per tutti e
basata sui costi
effettivi
(causali)
causati
dall’occupazione
del suolo
pubblico per la
rete di
distribuzione
dell’elettricità.
I giudici di
Losanna non
hanno però
escluso il
prelievo di una
tassa di
concessione
presso il
gestore di rete
e la sua
successiva messa
a carico dei
consumatori. Per
questo motivo,
nel suo
editoriale
apparso sul
Corriere del
Ticino del
19
novembre
(intitolato :
Quel balzello
che rientrerà
dalla finestra),
Giovanni Galli
ha parlato di
successo del
ricorso sul
piano giuridico
ma di “mezza
vittoria” sul
piano politico.
Egli infatti, a
ragione, ha
affermato che
presumibilmente
la lobby
dei Comuni in
Parlamento
farà il
possibile per
introdurre
un’altra tassa
sull’elettricità
che consenta ai
Comuni di
incassare ancora
i 35 milioni di
franchi previsti
inizialmente.
Si può dunque
immaginare che
il Parlamento
introdurrà una
tassa per l’uso
del suolo
pubblico a
carico dei
gestori di rete,
i quali poi
riverseranno
questo costo
sulle tariffe
dell’elettricità.
Il ricorso – che
era sostenuto
dall’ACSI - non
è allora servito
a niente?
Ho buoni
motivi per
pensarla
diversamente.
Intanto è
servito a
ripristinare la
legalità e a
ricordare ai
nostri deputati
(specie ai
numerosi
avvocati) che
quando si fanno
le leggi e si
inventano tasse
nuove bisogna
agire nel
rispetto del
diritto e della
Costituzione. E
sappiano che su
questo aspetto
il Guastafeste
li sorveglierà a
vista...
Ma anche dal
profilo
finanziario sono
convinto che le
cose
cambieranno.
Difatti credo
che
l’Associazione
dei consumatori
questa
volta sarà non
solo vigile ma
anche pronta a
scendere in
campo - se del
caso con un
referendum –
qualora i
legittimi
interessi dei
consumatori
fossero
nuovamente
calpestati.
La tassa non
potrà più essere
calcolata in
funzione della
somma che si
vuol incassare,
ma dovrà essere
proporzionale ai
costi effettivi
causati ai
Comuni
dall’occupazione
del suolo
pubblico, e sarà
dunque
verosimilmente
assai più bassa
(ma chi ha detto
che le linee
elettriche
sotterranee
configurino una
occupazione del
suolo pubblico e
un suo uso
accresciuto? E
se sì, che costi
causano ai
Comuni ? La tv
via cavo e le
compagnie
telefoniche
pagano ai Comuni
una tassa per
l’uso del suolo
pubblico?).
Inoltre,
vista
l’impossibilità
di privilegiare
con una tassa
ridotta i grossi
consumatori
(industrie)
rispetto ai
piccoli
consumatori, i
deputati
dovranno
forzatamente
optare per una
tassa ridotta
per tutti,
altrimenti
rischierebbero
di penalizzare
le industrie
in un
momento in cui
esse sono già in
difficoltà a
causa della
forza del
franco.
In una recente
trasmissione
televisiva il
consulente
giuridico del
Consiglio di
Stato, Guido Corti, ha ricordato che uno dei giudici del
Tribunale
federale ha
citato
quale modello la
legge in vigore
nel Canton Vaud,
dove la tassa
sull’occupazione
del suolo
pubblico ammonta
solo a 0,7 cts/kWh,
e ha riferito
che in base a un
rapido e
sommario calcolo
ciò
consentirebbe di
incassare circa
21 milioni di
franchi in
Ticino
contro i
35 milioni
previsti con la
norma bocciata
dal Tribunale
federale. Quindi
se si andasse in
questa direzione
sarebbe comunque
un bel risparmio
per i
consumatori.
Tanto più che i
gestori di rete,
anziché
ribaltare
interamente
questi costi
sulle tariffe
dell’elettricità,
potrebbero anche
compensarli in
parte con
risparmi e
razionalizzazioni
interne, e ciò
anche
nell’intento di
rimanere
concorrenziali
(non va infatti
dimenticato che
a partire dal
2014, qualora
entrasse in
vigore la
liberalizzazione
totale del
mercato
energetico,
anche le
economie
domestiche
avrebbero la
possibilità di
scegliere il
fornitore di
elettricità con
le tariffe più
convenienti).
È vero che poi
qualche Comune,
specie quelli
periferici con
finanze
disastrate e
senza
possibilità di
effettuare tagli
significativi
nelle uscite ,
potrebbe essere
costretto ad
aumentare di
qualche punto il
moltiplicatore
d’imposta per
far fronte alla
diminuzione dei
proventi
derivanti dai
balzelli
elettrici, ma
ciò – a
differenza delle
tasse bocciate
dal Tribunale
federale – non
colpirebbe tutti
allo stesso modo
bensì solo i
cittadini più
abbienti. Eppoi
non si capisce
perché, per
tenere
artificialmente
in vita qualche
piccolo Comune
dalle finanze
disastrate che
magari rifiuta
di aggregarsi ad
altri Comuni,
dovrebbero
andarci di mezzo
tutti i
consumatori del
Cantone.
Semmai, come già
prevedeva una
proposta del
Consiglio di
Stato bocciata
dal Gran
Consiglio, si
riprenda in
considerazione
la possibilità
di fissare un
tetto massimo
per la nuova
tassa
sull’occupazione
del suolo
pubblico,
lasciando poi ai
singoli Comuni
(con possibilità
di referendum a
livello locale)
la facoltà di
decidere se e in
che misura
introdurre
questa tassa.
Giorgio
Ghiringhelli,
Losone
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