Losone, 29
dicembre 2014
CENTRO ASILANTI
: LE INCOERENZE
DEL MUNICIPIO DI
LOSONE
DOPO AVER
CONTRIBUITO AD
ALIMENTARE FOBIE
POPOLARI, ORA
STIGMATIZZA I
“CRITICI”
Nell’agosto del
2012, quando
girava voce che
il Consiglio
federale stava
per prendere la
decisione di
insediare un
centro per
richiedenti
l’asilo (RA)
nell’ex-caserma
di Losone, il
gran consigliere
Eros Mellini
(UDC) lanciò una
petizione con la
quale si
chiedeva al
Consiglio
federale di
rinunciare a
questo progetto
che avrebbe
aggravato
“la già sempre
meno rosea
situazione del
turismo ticinese
in generale e
del Locarnese in
particolare (…)
dove il fondo
sul quale è sita
l’ex caserma,
dopo un lungo
periodo di uso a
scopo militare,
può ora essere
destinata ad un
uso innovativo e
ricco di
contenuti atto a
valorizzare
l’intera regione
e ad arricchire
l’offerta
turistica e
culturale del
Ticino”.
L’appoggio del
Municipio a una
petizione che
alimentava fobie
popolari
La petizione non
si limitava a
sottolineare
l’importanza per
lo sviluppo del
turismo della
caserma e del
vasto terreno
annesso, ma ,
per dirla nel
linguaggio dei
cosiddetti
“buonisti”,
alimentava
fobie popolari avverso gli asilanti. Nel testo si ricordava infatti
che
“l’insostenibile
situazione di
Chiasso insegna
come ospitare un
centro per
richiedenti
l’asilo sia
fonte di gravi
problemi con la
popolazione
residente, a
causa del
biasimevole
comportamento di
parte dei suoi
occupanti,
alieni a
qualsiasi
disciplina e
regola della
civile
convivenza”.
E si aggiungeva
: “se
Chiasso è alla
disperazione,
immaginiamoci le
conseguenze di
un centro per
richiedenti
l’asilo in quel
di Losone sui
Comuni a chiara
vocazione
turistica del
Locarnese; al
settore
turistico, già
colpito dalla
crisi economica,
si assesterebbe
un colpo a dir
poco letale”.
In poche
settimane la
petizione
ottenne uno
strepitoso
successo e venne
sottoscritta da
oltre 6'000
abitanti della
regione e da una
decina di
Municipi. Fra
questi, ma
guarda un po’,
vi era anche il
Municipio di
Losone, il quale
assolutamente
non voleva
saperne di
ospitare un
centro per
richiedenti
l’asilo
sul
proprio
territorio.
Tanta
era la sua
avversione al
progetto che il
Municipio
– con un sindaco
PPD e un
vicesindaco PLR
-
fece una
cosa inconsueta
per non dire
unica negli
annali della
storia politica
ticinese
: usò
denaro pubblico
per sostenere
una petizione
lanciata da un
noto esponente
dell’ UDC ,
stampando e
distribuendo a
tutti i fuochi
del Comune
(circa 3'200) il
volantino per la
raccolta delle
firme
accompagnato da
una lettera -
che pubblichiamo
integralmente a
parte per chi
avesse la
memoria corta -
nella quale si
esortavano gli
abitanti
a
sottoscrivere la
petizione, “perché
più saranno le
voci contrarie,
maggiori saranno
le possibilità
che la
Confederazione
rinunci a
procedere nella
direzione
temuta”.
Il Municipio
rincarò la dose
osservando nella
sua lettera
che “nel
caso si dovesse
optare per la
ex-caserma di
Losone ci si
troverebbe in
una
situazione estremamente controproducente per tutto il Locarnese, non
solo perché
la soluzione non
è compatibile
con la vocazione
turistica della
regione, ma
anche e
soprattutto
perché la stessa
precluderebbe la
possibilità di
utilizzo di
tutto il vasto
comparto in modo
innovativo e
ricco di
contenuti (…)”.
Il dietro front
del Municipio e
la sua
incredibile
faccia tosta
Poi sappiamo
tutti come è
andata a finire.
Nell’estate del
2013 il
Consiglio
federale,
facendosene un
baffo della
petizione,
decise
ugualmente di
insediare
provvisoriamente
all’ex-caserma,
per tre anni, un
centro per
richiedenti
l’asilo (che
venne aperto il
20 ottobre 2014)
. Il Municipio
di Losone, dopo
una debole
resistenza
iniziale che
aveva in realtà
l’opportunistico
scopo di
ottenere
maggiori
contropartite
(come ben
documentato nel
ricorso che il
16 settembre
2014 ho
presentato al
Consiglio di
Stato e che è
integralmente
pubblicato su
questo sito), si
inchinò
ossequiosamente
alla volontà
della
Confederazione.
Di fronte alla
popolazione esso
spiegò questa
sua ritirata
dicendo che la
decisione era di
esclusiva
competenza della
Confederazione,
e lasciando da
solo sul campo
di battaglia il
sottoscritto,
che da
oltre un anno si
sta battendo
come un leone –
al posto delle
autorità
comunali –
dapprima con lo
scopo di evitare
l’apertura del
centro e ora per
chiarire
la
questione delle
competenze
procedurali.
A
giustificazione
del suo
voltafaccia , e
a mo’ di
zuccherino per
aiutare i
losonesi a
ingoiare l’amara
pillola, il
Municipio
sventolò
l’accordo
per
l’acquisto a un
prezzo
“ di assoluto
favore” (4,6
milioni di
franchi)
di tutto
il comparto
dell’ex-caserma,
e si vantò di
aver ottenuto
che nei lavori
di sistemazione
dell’edificio
(costati
circa 2 milioni
di franchi)
e nelle
assunzioni per
l’esercizio del
nuovo Centro
“fosse prestata
particolare
attenzione alle
ditte e alle
persone di
Losone e della
regione”.
Per la
serie : “pecunia
non olet”…
Beh, posso anche
capire che un
Municipio
politicamente
debole e
attirato dalla
prospettiva di
fare qualche
buon affare, sia
pronto a
rinnegare se
stesso, facendo
passare per una
vittoria ciò che
prima aveva
tentato di
combattere
appoggiando con
ogni mezzo una
petizione
popolare contro
un progetto
“temuto” e
ritenuto
“controproducente”
e
“non
compatibile”
con la vocazione
turistica della
regione.
Un’incoerenza
che solitamente
i regnanti
giustificano con
la “ragion di
Stato”.
Ma da un
Municipio che
aveva appoggiato
una petizione il
cui testo
alimentava fobie
popolari contro
i richiedenti
l’asilo ,
facendo leva sui
gravi problemi
registrati a
Chiasso a causa
del biasimevole
comportamento di
una parte degli
ospiti del
centro asilanti,
non posso
accettare che
ora con
un’incredibile
faccia tosta si
voglia far
credere che a
Losone i
richiedenti
l’asilo
alloggiati
nell’ex-caserma
non solo non
creano problemi
ma sono
benvoluti dalla
popolazione, e
che chi esprime
delle critiche
racconta balle.
Dopo aver
alimentato fobie
popolari contro
gli asilanti il
Municipio
critica i
“critici”
E’ questa la
netta
impressione che
ho avuto
leggendo la
risposta che il
12 dicembre
scorso il
Municipio ha
dato
all’interpellanza
presentata lo
scorso 25
novembre dal
consigliere
comunale del
PLR, Tiziano
Cavalli, che fra
l’altro è anche
presidente del
Gruppo genitori
degli allievi
delle scuole
comunali e che
in tale veste,
raccogliendo le
segnalazioni di
diversi
genitori, si era
fatto portavoce
delle loro
preoccupazioni.
Entrambi i
documenti sono
pubblicati sul
sito del
Guastafeste, per
cui ciascuno è
libero di farsi
una propria
opinione. Ma per
chi non avesse
voglia di
leggerli ricordo
qualche
passaggio della
presa di
posizione del
Municipio, che
non si è
limitato a
rispondere alle
domande
dell’interpellante
ma ha colto
l’occasione per
fare la morale a
tutti i
“critici”.
Ad esempio
laddove si legge
l’auspicio che
le delucidazioni
contenute in
tale risposta
contribuiscano a
“trasmettere
nozioni, dati e
conoscenze
ufficiali e
oggettive sulla
tematica, troppo
spesso oggetto
invece di
SUPPOSIZIONI,
ILLAZIONI E
PRETESTUOSE
POLEMICHE”;
o laddove si
sottolinea
l’importanza di
essere “correttamente
informati sulle
basi legali,
sulle procedure
e sui fatti ,
PENA IL RISCHIO
DI PROPAGANDARE
MEZZE VERITA’ E,
QUEL CHE E’
PEGGIO,
ALIMENTARE FOBIE POPOLARI”.
E qui il
Municipio
ha
raggiunto il
culmine
dell’ipocrisia
affermando che
le autorità di
ogni grado,
anche a livello
comunale, devono
fare una
corretta
informazione
(sottintendendo
che occorre
evitare di
alimentare
quelle fobie
popolari così
ben evocate
nella petizione
Mellini
sostenuta due
anni fa dallo
stesso
Municipio…).
Il Municipio
rimprovera
l’opinione
pubblica e la
stampa non
ministeriale
Una
“bacchettata”
rivolta
indirettamente
anche
all’interpellante
Tiziano Cavalli,
che
evidentemente, a
mente del
Municipio, con
le sue domande
ha contribuito
ad alimentare le
fobie popolari.
Sempre nella sua
risposta il
Municipio ha
tenuto a
rilevare che la
tematica della
migrazione e
degli stranieri
è oggetto di
particolari
attenzioni non
solo da parte
delle Autorità ,
“ma
anche – e spesso
purtroppo in
MANIERA
SUPERFICIALE,
APPROSSIMATIVA E
FUORVIANTE – da
parte
dell’opinione
pubblica e anche
di alcuni media
(in particolare
elettronici, ma
non solo)”.
E qui il
Municipio ha
tenuto a
rallegrarsi per
il fatto che
altri
media hanno
assicurato una
“copertura
seria, oggettiva
e ponderata , in
particolare i
tre quotidiani
ticinesi”.
Se ci fosse
ancora Giuliano
Bignasca ,
ideatore di un
giornale il cui
successo era ed
è dovuto al
fatto che
raccontava
quelle sgradite
verità che una
stampa a suo
dire “codina,
ministeriale e
serva del
potere” tendeva
a nascondere ,
egli direbbe che
questa “leccata”
del Municipio ai
tre quotidiani
starebbe a
dimostrare che
su questo tema
specifico essi
fanno
un’informazione
tutt’altro che
seria e
oggettiva. Per
quel che mi
riguarda non
potrei che
condividere
questa critica
visto che, come
i visitatori del
sito del
Guastafeste ben
sanno,
ho in
più occasioni
denunciato la
disinformazione
fatta da questi
tre quotidiani (
o meglio dai
giornalisti che
operano nelle
redazioni
locarnesi di
questi giornali,
due dei quali
abitano a Losone
e non sono
dunque proprio
al di sopra
delle parti,
essendo anche
vicini agli
ambienti che
promuovono
iniziative di
sostegno e
solidarietà
verso i
richiedenti
l’asilo).
E’ un dato di
fatto che nelle
pagine di
cronaca
regionale questi
giornali danno
tanto spazio e
riservano titoli
cubitali alle
iniziative del
Gruppo di
sostegno
promosso dalla
Parrocchia,
censurando le
voci critiche
e
minimizzando o
addirittura
ignorando fatti
di cronaca che
se pubblicati
potrebbero
alimentare
quelle fobie
popolari che
crescono
ugualmente
anche a
causa di una
cattiva
informazione
e di giornalisti
che – come gli
struzzi -
fanno
finta di non
vedere i
problemi.
Perché
la gente di
Losone non è
stupida e,
grazie anche a
ciò che vede e
che sente in
loco ,
sa
benissimo che la
realtà dei fatti
non è quella
edulcorata che
certi
giornalisti, con
la benedizione
del Municipio,
vorrebbero far
credere ai
lettori dei loro
giornali.
L’acquisto
dell’ex-caserma
da parte del
Comune non è
ancora sicuro
Per concludere
vorrei
commentare
brevemente una
notizia
riportata in
modo acritico
dai tre
quotidiani in
questione
nell’edizione
dello scorso 18
dicembre. Stando
alle loro
cronache, nel
corso
dell’ultima
seduta del
Consiglio
comunale il
vicesindaco
Alberto Colombi
(PLR) , in
risposta a
un’interpellanza
di Simone
Romerio (Lista
della Sinistra)
, avrebbe reso
noto che il
Municipio ha
previsto di
inserire nel
contratto
d’acquisto
dell’ex-caserma
una clausola che
invaliderebbe la
compravendita
nel caso in cui
eventuali prese
di posizione di
Bellinzona
impedissero
l’edificabilità
parziale o
totale dell’area
. Vari sono
infatti i
progetti che
riguardano
quell’area, e
nessuno di essi
potrebbe essere
realizzato se a
livello
cantonale
venissero posti
dei limiti
all’estensione
delle zone
edificate e
edificabili.
Quindi non è
ancora certo che
,una volta
trascorsi tre
anni
dall’apertura
del centro
asilanti, il
Comune sarà
ancora
interessato ad
acquistare il
comparto
dell’ex-caserma.
Ma come ?
Prima ci
indorano la
pillola
assicurandoci
che il
“sacrificio”
della presenza
temporanea di
un
centro asilanti
s arà
controbilanciato
dall’acquisto
del comparto a
prezzo di
assoluto
favore (
e con una
clausola
contrattuale che
impedirebbe alla
Confederazione
di prolungare la
durata del
Centro anche se
il termine
massimo di tre
anni stabilito
dalla Legge
sull’asilo
venisse nel
frattempo
ritoccato verso
l’alto da una
modifica
legislativa). E
adesso salta
fuori che
l’affare
potrebbe
sfumare…
Il centro
asilanti da
provvisorio
diverrà
permanente ?
La mia
impressione è
che si voglia
mettere le mani
in avanti e
cercare un capro
espiatorio per
giustificare una
qualche
fregatura a
danno dei
losonesi. A
questo punto,
correndo il
rischio di
alimentare nuove
fobie popolari,
azzardo
due ipotesi.
La prima è che
l’affare sfumi,
che la
Confederazione
rimanga
proprietaria
dell’ex-caserma
e che fra tre
anni, con un
piccolo ritocco
alla legge
federale
giustificato da
qualche
situazione di
eccezionale
afflusso di
richiedenti
l’asilo, il
centro di Losone
non solo
continuerà a
tempo
indeterminato la
sua attività ma
potrà pure
essere ampliato,
visto che due
piani della
caserma non sono
ancora stati
ristrutturati e
che l’edificio
potrebbe
contenere almeno
il doppio di
persone.
La seconda è che
fra tre anni,
una volta
divenuto
proprietario
della struttura,
il Comune non
disponga dei
soldi o dei
permessi per
realizzare uno
dei tanti
progetti
ventilati, e
dunque
nell’attesa di
trovare una
soluzione
duratura
preferisca
ricavare qualche
soldino
affittando
l’edificio alla
Confederazione (
che potrà così
continuare a
gestire il
centro asilanti)
piuttosto che
tenerlo
infruttuosamente
vuoto per anni .
Ecco forse
perché si cerca
di “soffocare”
le voci critiche
contro il centro
asilanti e si
nascondono o
minimizzano
i fatti
che potrebbero
creare
allarmismo fra
la popolazione.
Perché se fra
tre anni venisse
stipulato un
contratto
d’affitto
fra
Comune e
Confederazione
per il
prolungamento
dell’attività
del centro
divenuto di
proprietà
comunale
,
qualcuno
potrebbe
opporvisi
lanciando un
referendum che
avrebbe
sicuramente
successo se
l’esasperazione
della
popolazione dopo
tre anni di
esperienze
negative fosse
alle stelle…
Giorgio
Ghiringhelli
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Proprio mentre
finivo di
scrivere il mio
lungo testo ho
ricevuto dal
losonese Flavio
Laffranchi (una
delle voci
critiche verso
il centro
asilanti), copia
di una sua
letterina
inviata alla
stampa e che
cade proprio a
fagiolo essendo
in argomento con
quanto da me
scritto. Per
questo motivo la
pubblico
sotto il
mio articolo,
con il titolo
originale scelto
dall’autore.
I buoni e i cattivi in
quel di Losone …
Questa mattina
ho ricevuto un
SOS da una
coppia di amici
emigrati in
Malaysia i quali
a causa delle
gravi
inondazioni in
corso, stanno
disperatamente
cercando mezzi
per rifornire
con lo stretto
necessario la
gente fuggita
sui tetti delle
case di un
villaggio di 500
abitanti,
situato nel
nord-est del
paese.
Attualmente
stanno facendo
possibile
l’impossibile
anche con i
soldi di un
sincero umanista
come lo é il
sottoscritto.
Spero caldamente
che qualcuno dei
bravi e
«buoni»
ne prenda nota!
Dopo il
precitato
l’essenziale: il
Municipio di
Losone, quello
che
probabilmente
crede ancora in
Gesù bambino ma
che lava perbene
la testa ad un
eletto
Consigliere
comunale, ha
pubblicato in
fretta e furia
la quarta
edizione di
Loson-è, il
«trimestrale»
bollettino
ufficiale del
Comune. (…)
Delle 9
pagine con
testo, ben
quattro e mezze
(4.5) sono
dedicate al
Centro
per
richiedenti
l’asilo San
Giorgio,
con tanto
di osanna e
notizie
positive.
Pubblicati
vengono pure i
comunicati
dell’Ufficio
federale della
migrazione e
dell’ ORS
Service AG, che,
facendosi
addirittura la
pagella da soli,
gioiscono
sull’ottimo
funzionamento
del centro.
Spiccante è che
dopo appena 2
mesi di
esercizio,
l’unica
possibilità per
contattare i
responsabili del
Centro sia
rimasta solo
quella del
telefono,
probabilmente
gestito da
qualcuno con le
spalle molto
larghe.
Quasi
parallelamente,
cioé il giorno
dopo, un
quotidiano
«buono» (GdP)
comunica in un
positivo
articolo che
«attualmente gli ospiti sono 126 :
11
uomini, 11 donne
e una famiglia
di 4 persone»,
dimostrando
chiaramente come
la precipitosa
fretta buonista
e l’aritmetica
siano dei
pessimi
compagni. (http://www.gdp.ch/notizie/locarno-e-valli/vogliono-lavorare-ma-non-possono-id53969.html)
Da
fonti integre e
affidabili si
apprende
purtroppo quasi
sempre il
contrario di ciò
che Autorità e
Stampa (buona)
vogliono far
credere agli
incorreggibili
realisti di
Losone. Come di
solito la verità
è da cercare
nella via di
mezzo,
e allora
perché questi
ostentati
tentativi di
Autorità e
Stampa nel
comunicare il
brutto per bello
e viceversa?
Forse perché,
come cantava nel
1966 la mia
coetanea
Caterina
Caselli, “la
verità mi fa
male, lo so”
...?
Flavio
Laffranchi,
Losone