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I Patriziati devono
aiutare Comuni e Cantone
e non viceversa
Egregio signor
Presidente,
gentili signore
deputate, egregi signori
deputati,
ho appreso dalla stampa
(cfr.
CdT
del 2 gennaio 2006)
che le risorse fiscali
dei Comuni sono in calo,
che aumenta il divario
fra le risorse fiscali
dei Comuni cosiddetti
ricchi e di quelli
cosiddetti poveri e che,
nell’ambito della nuova
legge sulla perequazione
intercomunale, si
vorrebbe verificare ed
eventualmente innalzare
il tetto massimo dei
contributi versati dai
Comuni paganti a favore
di quelli che ricevono.
Ebbene, mi chiedo se non
sia giunto il momento di
coinvolgere anche i
patriziati in
quest’opera di
ridistribuzione
delle risorse
disponibili e di
risanamento delle
finanze pubbliche e in
particolare di quelle
dei Comuni “poveri”.
Tale possibilità è del
resto già prevista
dall’art.. 19 della
Legge organica
patriziale, che
recita : "quando il
Comune fa capo alla
compensazione
intercomunale il
patriziato può essere
chiamato, avuto riguardo
alla sua situazione
patrimoniale, a
contribuire al
finanziamento delle
opere pubbliche
interessanti il Comune
medesimo e la cui
esecuzione fosse decisa
nel periodo compreso nei
tre anni precedenti e i
tre anni successivi alla
domanda di
compensazione,
limitatamente alle
disponibilità del
patriziato. La misura
del contributo è
stabilita dal Consiglio
di Stato nel limite del
massimo del 30%".
Anche se tale articolo
di legge andrebbe
aggiornato in
considerazione del fatto
che la compensazione
intercomunale è stata
sostituita tre anni fa
dalla nuova Legge sulla
perequazione
intercomunale ( e invito
dunque il Legislatore a
provvedere) , lo spirito
di
quell’articolo è
chiaro : sono i
Patriziati a dover
semmai aiutare i Comuni
e non il contrario.
Sarebbe il caso di
chiedersi quante volte
questa disposizione è
già stata applicata e se
non sarebbe il caso di
applicarla più spesso in
futuro.
Anche se per taluni
questo argomento sembra
essere tabù, io penso
che un patriziato che
pretende di continuare a
essere riconosciuto come
ente di diritto pubblico
( e come tale esentato
dal pagamento di
qualsiasi tassa e
imposta) debba almeno
sforzarsi di essere di
aiuto allo Stato e ai
Comuni
anzichè
diventare per essi una
palla al piede o
addirittura trasformarsi
in una sanguisuga che
succhia le loro risorse
: in caso contrario è
meglio che venga
disconosciuto e che
continui a esistere come
associazione privata.
Nella realtà vedo che i
patriziati non si
accontentano di essere
esentati dal pagamento
di tasse e imposte
e non si accontentano
dei sussidi che lo Stato
concede ai patriziati
“poveri” ma anche a
quelli ricchi ( si pensi
al milione dato al
patriziato di
Losone per la
realizzazione del campo
da golf) per determinate
loro realizzazioni, ma
si oppongono all’idea di
rinunciare al contributo
di 350'000 franchi che
lo Stato versa ogni anno
al Fondo di aiuto
patriziale e ora
- con l'iniziativa di
Frasco - mirano
anche a impossessarsi
del 5% dei canoni
d'acqua incassati
dallo Stato (pari a 2
milioni di franchi
all'anno).
E’ dunque giunto il
momento di chiedersi se
sia giusto che i Comuni
e il Cantone, i quali a
differenza dei
patriziati devono
caricarsi di ingenti
oneri per occuparsi dei
servizi (polizia,
rifiuti, educazione
ecc.) e della socialità
a favore di tutti i
cittadini (patrizi e non
patrizi) , debbano
rinunciare a soldi che
potrebbero far loro
comodo per lasciarli
a quei patriziati che,
oltre a essere
anacronistici e poco
democratici ( qua
e là il potere
accentrato in poche mani
si tramanda con elezioni
tacite di generazione in
generazione) sono
benissimo in grado di
stare in piedi con le
proprie gambe (tant’è
vero che la stragrande
maggioranza di loro può
permettersi di non
applicare alcuna imposta
ai fuochi patrizi).
Con una petizione
del 5 settembre scorso
sottoscritta anche da
alcuni patrizi
proponevo di eliminare
il contributo statale al
Fondo di aiuto
patriziale,
ritenendo che questa
quota (350'000 franchi
all’anno) potesse
benissimo essere assunta
dai patriziati più
ricchi. Purtroppo
mancano trasparenza e
informazione sulla
situazione finanziaria
dei patriziati, e forse
mancano anche quei
controlli che invece per
i Comuni ci sono. Vi
sembra normale che
il Patriziato di
Ascona, ad
esempio, abbia
speso ben 21'795
franchi nel 2003 e ben
19.690 franchi nel 2004
per il raduno
patriziale
(calcolando una media di
170 partecipanti,
bambini compresi, ciò
equivale a ca. 120
franchi per persona :
una vera e propria
abbuffata, altro che
raduno…) ?
Distinti saluti
Giorgio
Ghiringhelli
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