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Istanza d’intervento
l Patriziato di Ascona
fa discriminazioni (non
conformi alla legge)
fra patrizi e non
patrizi ?
L’istanza è presentata
da Giorgio Ghiringhelli,
patrizio di Bellinzona,
contro il Patriziato di
Ascona, per inosservanza
di alcuni articoli (*)
della Legge organica
patriziale (LOP) i quali
indicano che i beni
patriziali devono essere
utilizzati a favore di
tutta la comunità e non
a esclusivo beneficio
dei patrizi ( ad
eccezione della legna
d’ardere “lavorata” e
“in piedi” e della legna
d’opera “lavorata” e “in
piedi”).
(*)
L’art. 1 cpv 1 impone
l’obbligo di
“conservare e utilizzare
i beni patriziali d’uso
comune con spirito
vicinale a favore della
comunità”, l’art. 4
cpv 2 recita che “il
godimento dei beni
patriziali deve avvenire
in comune da parte dei
patrizi e dei non
patrizi nei limiti
stabiliti dalla legge”
, l’art. 7 cpv 1 dice
che il patriziato “ha
il compito di
organizzare il buon
governo dei beni
patriziali, di garantire
l’uso pubblico e di
valorizzare le
tradizioni locali”,
l’art. 32 cpv 2
vieta tassativamente
“ogni ripartizione di
rendite o divisione di
beni patriziali tra
patrizi” e l’art.
33 cpv 1
stabilisce che “i
redditi ed i ricavi
devono
essere destinati
all’assolvimento dei
compiti del patriziato,
all’ammortamento dei
debiti del patriziato,
oppure al finanziamento
di opere di pubblica
utilità eseguite o da
eseguire nel Comune del
Patriziato”.
Legittimazione
Qualsiasi cittadino è
abilitato a proporre
un’istanza di intervento
(Ulrich Häfelin/Georg
Müller, Allgemeines
Verwaltungsrecht, 4°
Edizione,
Zurigo/Basilea/Ginevra
2002, N 1845, pag.383).
Nel caso in questione,
poi, l’istante è pure un
patrizio ( di Bellinzona)
e quindi ha un
legittimo interesse
ideale a denunciare una
situazione non
conforme alla legge che,
pur coinvolgendo un
altro Patriziato, porta
discredito al buon nome
dell’istituzione stessa
del Patriziato.
Nel merito
Mi risulta che da
parecchi anni il
Patriziato di Ascona
spende ogni anno decine
di migliaia di franchi
per manifestazioni e
aiuti di tipo sociale (
o, nel caso delle borse
di studio,
apparentemente sociali
ma in realtà senza
distinzione di reddito
per i beneficiari)
destinati esclusivamente
ai patrizi e dunque in
netto contrasto con
quanto disposto dalla
LOP, secondo cui i beni
patriziali devono essere
utilizzati a favore di
tutta la comunità e non
solo per i patrizi.
In particolare mi
risulta che il
Patriziato asconese (il
quale dispone di un
patrimonio di oltre 42
milioni di franchi)
spende ogni anno circa
20'000 franchi
(21'795 nel 2003 e
19'690 nel 2005)
per il raduno patriziale,
circa 12'000 franchi
(11'500 nel 2003 e
11'750 nel 2004)
per un “fondo borse di
studio” presumibilmente
riservato solo ai
patrizi e circa
12'500 franchi (
15'000 nel 2003 e 10'000
nel 2004) per un
“fondo previdenza
patrizi bisognosi”.
In totale fanno circa
44'500 franchi all’anno
che vengono sottratti ad
un uso a favore di
tutta la comunità
asconese, o che
potrebbero essere
destinati al Fondo di
aiuto patriziale
istituito a livello
cantonale per aiutare i
patriziati più poveri (e
nel quale il Patriziato
di Ascona già versa
secondo la legge
attualmente in vigore
circa 50'000 franchi
all’anno) : un fondo,
quest’ultimo, nel quale
confluiscono ogni anno
700'000 franchi di cui
la metà versati dal
Cantone e l’altra metà
dai patriziati più
ricchi (N.B. proprio
lunedì 10 aprile il Gran
Consiglio dovrà decidere
se accettare o meno una
petizione intitolata
“maggior solidarietà fra
i patriziati ricchi ed i
patriziati poveri”
presentata nel settembre
scorso dal movimento del
Guastafeste e con la
quale si propone di
abolire il contributo
versato dallo Stato a
questo fondo e di
sostituirlo con una
partecipazione maggiore
da parte dei Patriziati
più ricchi. Da qui un
ulteriore mio legittimo
interesse a denunciare
delle situazioni in
tutto o in parte non
conformi alla LOP).
Per quanto riguarda i
costi sostenuti per il
raduno patriziale
(calcolando una
partecipazione attorno
alle 170 persone,
bambini compresi,
risulta una spesa media
di 120 franchi per
persona) va rilevato che
già in data 9
settembre 1985 il
Tribunale cantonale
amministrativo aveva
avuto modo di esprimersi
sull’illegittimità della
destinazione di parte
del reddito del capitale
patriziale al pagamento
dell’annuale pranzo
sociale (RDAT 1986 no.
12). In quel’occasione
il TRAM aveva
sentenziato che in base
agli articoli di legge
che imponevano l’obbligo
di utilizzare i beni
patriziali a favore
della comunità o che
vietavano la
“ripartizione di
rendita” (e cioè
l’utilizzazione a
vantaggio dei soli
patrizi di reddito
proveniente da capitale
patriziale)
l’impiego di una somma
di denaro per una cena
sociale al fine del
consolidamento dello
“spirito della
corporazione patriziale”
non appariva
giuridicamente
ammissibile ; questa
pratica non era
difendibile a detta del
TRAM neppure nella
misura in cui si fosse
voluto far derivare la
legittimità dalla
consuetudine. Quindi è
fuori di dubbio che i
20'000 franchi spesi ad
Ascona a tale scopo ,
sono spesi in modo non
conforme alla legge e
alla giurisprudenza.
Per quanto riguarda il
“fondo borse di
studio” posso dire
che esso esisteva già
prima della nuova LOP
entrata in vigore nel
1992. Non so se vi sia
un regolamento per
l’assegnazione di queste
borse di studio,
attribuite già a chi
studia dopo la scuola
media. Mi risulta però
che questi aiuti vengono
concessi nella forma di
sussidio e non di
prestito, e che vengono
concessi a tutti i
patrizi richiedenti,
indipendentemente dal
reddito. Quindi, oltre a
essere contrari alla LOP
in quanto
presumibilmente
destinati solo ai
patrizi e non a tutti
gli asconesi, questi
sussidi di cui possono
usufruire anche famiglie
milionarie non sembrano
basarsi su una logica di
tipo sociale.
Per quanto riguarda
infine il “fondo
previdenza patrizi
bisognosi”, pure in
vigore già da prima del
1992, il nome stesso del
fondo dice che questi
aiuti vengono concessi
solo ai patrizi ( e non
si sa bene con quali
criteri) e quindi sono
chiaramente illegittimi.
Carenza di controlli e
promesse disattese
Ammesso e concesso che
questa istanza
d’intervento abbia
colpito nel segno e che
consentirà di porre fine
a una consuetudine
illegittima e
discriminatoria nella
misura in cui tende a
favorire i patrizi di un
Comune rispetto ai non
patrizi dello stesso
Comune, resterebbe da
chiedersi come mai
l’Autorità cantonale di
vigilanza non si sia mai
accorta di queste
anomalie che figurano
chiaramente nei conti
del Patriziato che le
devono essere sottoposti
annualmente per
verifica. Forse la
risposta sta nel fatto
che, per controllare i
212 Patriziati esistenti
in Ticino, il Cantone
mette a disposizione un
sol ispettore, e ciò in
barba a quanto scriveva
il Consiglio di Stato
nel messaggio no. 3539
del 5 dicembre 1989 che
accompagnava il disegno
della nuova LOP varata
poi nel 1992. Scriveva
il CdS in quel messaggio
: “Non senza
conseguenze sarà pure il
richiamo ad una maggiore
e più incisiva presenza
dell’organo di vigilanza
attraverso l’attività di
consulenza legale,
tecnica e finanziaria
dei patriziati, che
renderà inevitabile un
potenziamento del
personale (attualmente
un ispettore) preposto a
questo genere di
servizio”.
Ebbene, a tutt’oggi,
malgrado quelle
promesse, vi è
ancora un sol ispettore
a controllare l’attività
di tutti i Patriziati !
Visto che la situazione
finanziaria del Cantone
non consente forse di
effettuare in questo
momento un potenziamento
del personale in questo
settore, non sarebbe più
sensato destinare a
questo scopo i 350'000
franchi ( o parte di
essi) che attualmente il
Cantone versa ogni anno
nel Fondo di aiuto
patriziale ?
Va detto
infatti che a quanto mi
risulta
le
situazioni denunciate in
questa istanza di
intervento non sembrano
essere l’eccezione bensì
la regola (nel senso che
sarebbero una pratica
assai diffusa nei
patriziati ticinesi) , e
dunque controlli più
approfonditi e regolari
consentirebbero non solo
di eliminare un po’ in
tutto il Cantone
discriminazioni
contrarie alla legge, ma
pure di evitare illeciti
sperperi di
risorse finanziarie che
potrebbero essere meglio
destinate al
finanziamento di opere
di pubblica utilità o al
sostegno dei patriziati
più poveri (sgravando
magari anche il Cantone
da sussidi e contributi
a suo carico).
La
carenza di controlli e
di informazioni sono del
resto state oggetto di
critiche anche nel
rapporto della
Commissione delle
petizioni e dei ricorsi
(27 marzo 2006) sulla
petizione “Maggior
solidarietà fra
patriziati ricchi e
poveri” presentata il 14
settembre 2005 dal
movimento del
Guastafeste. Si legge
infatti nel rapporto che
“purtroppo non vi
sono dati globali sul
mondo patriziale, e in
particolare sul numero
dei cittadini patrizi,
sulle proprietà gestite
e sugli investimenti
eseguiti. Queste
lacune non giocano
in favore
dell’immagine degli
istituti patriziali,
giacché – oltre al
riconoscimento storico –
il Patriziato ticinese
deve dimostrare la sua
forza e la sua attività
, in modo da proteggersi
proattivamente da
proposte che vanno a
snaturare lo scopo e la
base stessa di questo
istituto”. In
questo rapporto ,
citando una presa di
posizione del Governo,
si spiega pure che gli
enti patriziali non sono
oggetto di analisi
finanziarie da parte
della Sezione Enti
Locali, come invece
accade per i Comuni, e
ciò perché “a
differenza dei Comuni la
necessità per i
patriziati di avere a
disposizione dati
complessivi è al momento
attuale operazione fine
a se stessa. La
vigilanza viene svolta
pertanto non tanto sui
dati globali, ma è
limitata ai casi
specifici determinandosi
l’esigenza”.
Le
“discriminazioni”
asconesi qui denunciate
sembrerebbero mettere in
dubbio il fatto che la
vigilanza sui conti
patriziali scatti
d’ufficio “per
casi specifici” e
mettono a nudo le lacune
dello Stato in questo
pur importante settore.
Conclusione
In conclusione chiedo
dunque che si effettuino
delle verifiche sui
privilegi (elencati in
questa istanza) di cui
godono i patrizi
asconesi e che in caso
di discriminazioni non
conformi alla legge si
intervenga con i dovuti
provvedimenti atti a
ripristinare la legalità
ed il rispetto della
LOP.
Con ogni
ossequio
Giorgio Ghiringhelli
Allegati : conti
consuntivi 2004 del
Patriziato di Ascona
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