Losone,
21 gennaio 2016
Centro
asilanti di Losone : il CdS
risponde al deputato Robbiani
Il 3 febbraio
del 2015 , dopo alcuni fatti
preoccupanti ( fra cui uno
stupro) , il granconsigliere
della Lega dei ticinesi,
Massimiliano Robbiani, aveva
presentato un’interrogazione
intitolata « Losone da
paese tranquillo dei giorni che
furono all’attuale paese di
violenza », con la quale
poneva al Consiglio di Stato una
serie di domande concernenti il
Centro per richiedenti l’asilo
di Losone (aperto dal
20 ottobre 2014), e in
particolare sugli interventi
effettuati dalla polizia per
sedare delle risse fra gli
ospiti del Centro.
Lo scorso 13
gennaio é finalmente arrivata la
risposta del Consiglio di Stato
che pubblichiamo integralmente
(
per leggerla cliccate qui)
.
Lasciamo ai
lettori il giudizio sui
contenuti della risposta, che ,
a meno di una nostra svista, non
ci sembra (stranamente ma non
troppo) di aver letto sui
giornali…
Dal canto nostro
ci limitiamo a fare un paio di
osservazioni.
Al termine della
sua risposta il Consiglio di
Stato scrive : « Giova
parimenti rammentare che i
170 posti disponibili a
Losone sono detratti dal numero
complessivo di richiedenti
l’asilo attribuiti e alloggiati
dal Cantone » . Quale sia
questo « numero complessivo »
non é specificato, ma se non
andiamo errati tale numero
dovrebbe
aggirarsi attorno alle
2'000 unità.
E comunque,
come già avevamo
riferito in un
articolo pubblicato su questo
sito il 28 settembre scorso e
intitolato « Altro che
migrazione di profughi : é in
atto la conquista dell’Europa »
, nel settembre scorso
la
Segreteria di Stato della
migrazione aveva annunciato che
nelle
settimane successive avrebbe
aumentato di 100 posti la
capacità del centro (portandola
così a quota 270-300) , e
ciò per rispondere a un
eventuale, rapido e massiccio
aumento delle domande d’asilo,
assicurando nel contempo che la
misura in questione sarebbe
stata applicata solo per 6-8
mesi. Ci sembra dunque strano
che il Consiglio di Stato nella
sua risposta non abbia tenuto
conto del fatto che la capienza
del Centro é stata aumentata ( e
di riflesso anche il numero die
richiedenti l’asilo attribuiti e
alloggiati dal Cantone avrebbe
dovuto essere diminuito… o no ?
).
Inoltre c’é
un altro aspetto che non é stato
minimamente toccato, anche
perché l’interrogante non
l’aveva chiesto. Sarebbe infatti
interessante sapere quanti sono
stati finora gli interventi del
Servizio
ambulanza Locarnese e valli
(SALVA), a quali motivi erano
dovuti (malattie? incidenti?
eccesso di alcol? risse con
ferimenti ?) quanto sono costati
questi interventi e chi li ha
pagati ( le Casse malati ? La
Confederazione ? Il Cantone ? I
Comuni consorziati ?) . Da
alcuni losonesi che abitano nei
pressi dell’ex-caserma abbiamo
infatti saputo che l’andirivieni
di ambulanze é assai frequente,
con decine e decine di
interventi .
Per
concludere pubblichiamo qui di
seguito uno scritto del losonese
Flavio Laffranchi, da sempre
molto critico sulla presenza del
Centro per richiedenti l’asilo,
il quale dopo aver letto la
risposta del Consiglio di Stato
ha voluto dire la sua.
Giorgio
Ghiringhelli
E no sciuri,
questo rospo proprio non va
giu’ !
Mentre la
polizia ci invita a getto
continuo a essere prudenti e a
tenere la guardia alta, le
nostre Autorità cantonali,
facendosi come quelle di Losone
la pagella da soli, propagano
apparentemente senza conoscerne
l’effettiva portata i soliti
rassicuranti comunicati per
tenere tranquilla la gente.
Comunque sia, la
presa di posizione del Consiglio
di Stato sulla piu’ che lecita
interrogazione dello «scomodo»
granconsigliere
Massimiliano Robbiani fa
aggrottare le ciglia e non serve
di certo ad aumentare nella
popolazione né il senso di
sicurezza né la credibilità
nelle istituzioni.
Anche le mie
lettere riguardanti gli stessi
temi inviate per raccomandata
all’UFM, a parte le solite vacue
risposte di rito, sono
rimaste inevase e l’ultima,
spedita il 30 ottobre scorso e
concernente l‘ennesima molestia
da parte di un gruppo di
schiamazzanti asilanti ubriachi
fradici accampatisi davanti alla
mia abitazione, é rimasta
addirittura senza risposta.
In realtà il
tanto lodato sistema di
sicurezza esiste semmai sulla
carta ma in pratica é a dir poco
inestistente. Il contatto
telefonico pubblicato, e tutti i
correlati consigli, collegano
gli interpellanti con persone
percepibilmente seccate
da qualsiasi telefonata che non
sia quella della morosa.
Altamente
scioccanti sono le imbarazzanti
considerazioni sul notorio ed
eccessivo consumo di alcool e
l’evidente accettazione dello
status quo sia da parte del CdS
che dalle organizzazioni
«buoniste».
Un semplice ma
assoluto divieto di consumo e
vendita di bevande alcooliche
agli asilanti creerebbe molto
meno problemi di quelli che
abbiamo ora.
Oltretutto non é
veramente comprensibile con
quale pretesto si conceda libera
uscita ad individui di cui
nessuno
conosce né l’identità né
tantomeno la provenienza. Il
terreno recintato della caserma
offre come minimo una superfice
di 100 m2 per ogni asilante,
cioé posto a sufficenza per
prendersi in pace una boccata
d’aria fresca senza
necessariamente dover andare per
lo stesso motivo a gironzolare
per il paese passando poi alla
Coop di via Mezzana a rifornirsi
di birra.
Contemporaneamente ai lavori di
utilità pubblica, che
dovrebbero essere obbligatori,
gli umanisti nostrani potrebbero
organizzare le loro «attività
ludiche» sul posto senza far
venire i loro «ospiti» a piedi
al Centro la Torre.
Secondo quanto
asserito dall’UFM, la permanenza
nel Centro di San Giorgio
dovrebbe essere limitata ad un
massimo di 120 giorni, durata
che migliaia di giovani reclute
hanno vissuto nelle stesse
condizioni (e con minor libertà)
per decine d’anni senza subire
danni psichici.
Per quello che
concerne i costi degli
interventi delle forze
dell’ordine, in parte remunerati
dalla Confederazione, cioé da
noi tutti, sto valutando se in
futuro per tagliare l’erba del
mio giardino non valga la pena
di ingaggiare una pattuglia
della polizia, dato che al costo
di 67,50 franchi all’ora un
agente completamente
equipaggiato é meno caro del mio
giardiniere.
Il fatto che per
redigere la risposta del CdS
siano state necessarie 23.50 ore
lavorative, cioé 13 minuti per
ogni riga, dimostra in modo
chiaro l’assoluta mancanza di
qualsiasi conoscenza su cosa
capita giornalmente sia nel
paese che nel Centro asilanti di
Losone. Ora si puo’ solamente
sperare che il presidente del
CdS on. Norman Gobbi abbia
firmato il sopracitato documento
senza averlo letto ma solamente
per collegialità e per puro
automatismo.
Flavio
Laffranchi, Losone