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Losone,
2.11.2011
Aggregazione Circolo delle
isole : che
c’entra la
Grecia ?
Qualche
giorno fa
ero stato
invitato a
una seduta
informativa
del
Consiglio
comunale di
Ronco s/Ascona
per spiegare
il punto di
vista dei
promotori
dell’aggregazione
del Circolo
delle isole.
In
quell’occasione
feci un
riferimento
al possibile
fallimento
della
Grecia, e un
consigliere
comunale che
probabilmente
negli ultimi
dodici mesi
aveva
vissuto
sulla luna o
non aveva
letto i
giornali né
guardato la
TV mi
interruppe
in modo
piuttosto
villano
gridando
“ma
cosa c’entra
la Grecia
con
l’aggregazione
del Circolo
delle isole
?”.
Cercherò
di spiegarlo
a lui e a
tanti altri
da queste
colonne.
Al più tardi
entro la
fine di
marzo, hanno
detto di
recente gli
esperti
dell’UBS
confermando
quanto da
tempo
scriveva già
l’esperto di economia Alfonso
Tuor, la
Grecia
fallirà
ufficialmente.
E allora
nessuno è in
grado di
prevedere
cosa
accadrà, ma
certo nulla
di buono.
Nello
scenario
peggiore
altri Stati
europei con
un debito
pubblico
elevato (fra
cui la vicina Italia)
potrebbero
seguire a
ruota la
Grecia, e
con essi
anche
diverse
banche
fortemente
esposte
verso questi
Paesi.
L’euro
sprofonderebbe
e forse
anche
l’Unione
europea si
sgretolerebbe,
provocando
un effetto
domino a
livello
mondiale di
dimensioni mai viste. Aumenterebbero in modo drammatico la
disoccupazione,
le tensioni
sociali, la
povertà, la
criminalità,
e ciò
accrescerebbe
il rischio
di
rivoluzioni,
guerre
civili e
guerre.
Solo un
ingenuo
potrebbe
illudersi
che la
Svizzera e
la nostra
regione non
subiranno i
contraccolpi
di questa
crisi. Tanto
per
cominciare
il franco
tornerebbe a
salire per
rapporto
all’euro e
al dollaro,
e la Banca
nazionale
svizzera si
dissanguerebbe
per cercare
di mantenere
il cambio
sui livelli
attuali (e
il Canton
Ticino non
incasserebbe
più per un
pezzo il
dividendo
annuale di
75 milioni ,
per cui si
rifarebbe
sui Comuni e
sui
contribuenti).
Le banche
particolarmente
esposte con
l’Italia si
troverebbero
in
difficoltà e
sarebbero
costrette a
procedere a
ulteriori
licenziamenti.
Pure le
industrie di
esportazione
avrebbero
grossi
problemi
:
una parte di
loro dovrà
cessare
l’attività
mentre
un’altra
parte
traslocherà
in Paesi
asiatici o
dell’est per
diminuire i
costi del
personale,
privando il
Ticino di
migliaia di
posti di
lavoro. I
pernottamenti
turistici
crollerebbero
(già
nell’agosto
scorso
quando il
franco
valeva quasi
come un euro
vi è stato
un
significativo
e
premonitore
calo del
12,9% dei
pernottamenti
nel nostro
Cantone) e
diversi
alberghi e
ristoranti
potrebbero
essere
costretti a
chiudere i
battenti.
Anche il
commercio
entrerebbe
in crisi
perché la
gente
avrebbe meno
soldi da
spendere e
perché
andrebbe
massicciamente
a fare
acquisti in
Italia,
mentre
calerebbe
drasticamente
la clientela
italiana. A
fronte della
conseguente
diminuzione
degli
introiti
fiscali e
dell’aumento
delle spese
per la
socialità i
Comuni
dovrebbero
aumentare le
imposte,
ridurre i
servizi e
congelare
gli
investimenti
per le varie
opere.
Già, ma che
c’entra
l’aggregazione
? Non
bisogna
essere
esperti di
economia per
capire che
se lo
scenario
sopra
descritto
dovesse
avverarsi (
e se del
caso lo
sapremo già
entro pochi
mesi), solo
l’unione dei
Comuni del
Circolo
delle isole
permetterà
di limitare
i danni ,
rendendo
la Grande
Ascona
meno
dipendente
da singoli
settori
economici e
consentendole
di
risparmiare
una barca di
soldi
evitando
costosi
doppioni nei
servizi,
nelle
infrastrutture
e negli
investimenti.
In caso di
bocciatura
di questo
progetto di
aggregazione,
per molti
abitanti
(specie
giovani in
cerca di
lavoro) ,
commercianti,
esercenti,
albergatori
, artigiani
e
industriali
del nostro
comprensorio
la prossima
occasione
potrebbe
arrivare
troppo
tardi. Non
dite che non
ve l’avevo
detto...!
Giorgio Ghiringhelli,
promotore
della
petizione
per
l’aggregazione
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